I ricorsi dei giocatori d’azzardo all’unione europea

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La contestazione mossa dall’Agenzia delle Entrate nei confronti di un giocatore italiano per una vincita maturata all’estero sembrerebbe dare ragione al giocatore da parte della Corte di Giustizia Europea: è un grosso precedente che farà “scuola” e già a seguito dell’accoglimento del ricorso di questo giocatore ne è seguito un altro che, a mezzo di un noto studio legale, ha depositato in Lussemburgo un nuovo ricorso per conto di un poker pro laziale coinvolto nell’operazione “All in” effettuata dalla Guardia di Finanza nei confronti di centinaia di giocatori che avevano maturato vincite nei casinò esteri.
All’interno del territorio UE vige il divieto della doppia imposizione e quando un giocatore “agguanta” una vincita nei casinò comunitari la stessa già comprende la quota destinata al prelievo erariale del paese d’origine: quindi, richiederla un’altra volta sembrerebbe proprio “illegale” e privo di fondamento giuridico. La Commissione Europea vuole vederci quindi assolutamente chiaro chiedendo chiarimenti all’Autorità Italiana in quanto non è possibile che al giocatore venga richiesto di pagare le tasse due volte all’interno dell’Unione Europea, che vengano richieste tasse su vincite lorde che non tengono conto dei costi effettivi sostenuti dai giocatori come il buy-in e le spese di viaggio e di soggiorno dando un termine per le spiegazioni al Governo Italiano di sessanta giorni per una risposta chiarificatrice.
Crediamo che questo intervento della Commissione Europea sia molto ben indirizzato e che metta un punto fermo a queste richieste da parte dell’Agenzia delle Entrate che quando hanno ragione hanno diritto di essere pagate per ciò che spetta, ma che devono anche rispettare i “diritti” sacrosanti dei giocatori.